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2011, 15 marzo. Data ufficiale dell’inizio della “rivolta”. È la prima di una lunga serie di manifestazioni che si sono svolte a Daraa, piccolissima cittadina agricola di confine (non troppo casualmente di confine con Libano, Giordania e Israele) in reazione all’arresto e alle presunte (non esistono a oggi conferme ufficiali, al di là delle testimonianze non verificabili) torture subite da un gruppo di adolescenti per dei graffiti antigovernativi. Per anni non si conoscono i nomi e le facce dei ragazzini e delle loro famiglie, finché pare che nel 2016 un giornalista ne scovi uno, rifugiato in Svezia e ormai adulto. Un secondo, anch’egli ventenne, sfoggia in rete foto con tanto di mitragliatore in mano e bandiera a tre stelle alle spalle.
Molto meno strillata sulla nostra stampa è la notizia che quattro giorni prima, l’11 marzo, l’esercito siriano aveva intercettato un camion carico di armi proveniente dall’Iraq https://www.reuters.com/article/us-syria-iraq/syria-says-seizes-weapons-smuggled-from-iraq-idUSTRE72A3MI20110311
2011, 17-18 marzo. In barba ai nostri media che li vorrebbero pacifici e inermi, i manifestanti di Daraa danno fuoco al palazzo di giustizia, cantando “Siamo tutti jihadisti. Vogliamo sterminare gli alawiti” (https://youtu.be/8prwbWLa7f0?t=390). La stampa occidentale parla di repressione violenta da parte della polizia, ma persino Wikipedia annovera tra le vittime sette agenti (contro “almeno” quattro manifestanti).
2011, 23 marzo. Sempre a Daraa, l’esercito siriano trova un vero e proprio arsenale nascosto nella Omari Mosque. Il generale saudita Anwar Al-Eshki dichiarerà successivamente alla BBC che le armi sono state inviate dall’Arabia Saudita (Tim Anderson, The Dirty War on Syria, https://www.dailymail.co.uk/news/article-1369167/Syria-6-protesters-killed-security-forces-attack-mosque.html, https://www.youtube.com/watch?v=EGu3sh4MMK8, https://www.voltairenet.org/article201925.html#nb5.)
2011, 29 marzo. Al-Manar riferisce di un totale di sei milioni di manifestanti scesi in piazza a sostegno del presidente Bashar al-Assad. La notizia non compare sui media occidentali. A giugno viene portata in piazza una bandiera siriana lunga 2,3 km. A marzo 2012 TeleSur riferisce di oceaniche manifestazioni a sostegno del governo e in opposizione all’intervento straniero. https://ingaza.wordpress.com/2015/10/13/deconstructing-the-nato-narrative-on-syria/
2011, 10 aprile. I “pacifici” dimostranti di Banyas torturano, spogliano e uccidono a coltellate il contadino Nidal Jannoud, che si stava recando al mercato per vendere i suoi prodotti. L’unico motivo per il brutale assassinio è che Jannoud è alawita. I video che mostrano il raccapricciante delitto sono stati tutti rimossi dalla rete. https://truthsyria.wordpress.com/2011/07/07/nidal-ali-jannoud/
2011, 11 aprile. 9 soldati uccisi in un’imboscata contro un autobus dell’esercito che percorreva la strada tra Latakia e Tartous. Fonti siriane sottolineano che non c’erano scontri in corso nella zona tra manifestanti e forze dell’ordine e che i disordini sono scoppiati successivamente, in reazione all’attacco. Kevork Almassian, del canale Syriana Analysis, sottolinea come un’azione di questo genere non possa essere condotta senza un’adeguata preparazione e pianificazione paramilitare. https://web.archive.org/web/20111005094323/http://sana.sy/fra/51/2011/04/10/341067.htm
2011, 25 aprile. 19 soldati uccisi in un’imboscata a Daraa https://www.rt.com/op-ed/157412-syria-hidden-massacre-2011/#_blank
2011, 6 giugno. 120 soldati uccisi dai “dimostranti” a Jisr al-Shughour http://edition.cnn.com/2011/WORLD/meast/06/06/syria.violence/index.html
2011, agosto. Ad al Bab, cittadina a nord-est di Aleppo, i “pacifici dimostranti” buttano giù dal tetto gli impiegati di un ufficio postale, accusandoli di essere filogovernativi. Questo accade mesi prima che la città venga occupata da “ribelli” e anni prima che cada nelle mani dell’ISIS (inverno 2013-2014) https://www.bbc.com/news/world-middle-east-38939492.
L’elenco degli attacchi militari da parte del Free Syrian Army contro l’esercito siriano si allunga sempre più. Tutti questi crimini, sottolinea Syriana Analysis, precedono l’entrata in scena di al-Nusra e di ISIS, quindi sono tutti ascrivibili ai cosiddetti “ribelli moderati” (già “pacifici dimostranti”) https://www.youtube.com/watch?v=8prwbWLa7f0. Il Fronte al-Nusra, infatti, si è costituito nel dicembre 2011 e ha annunciato la propria nascita a gennaio 2012 con un video online. L’ISIS nasce ufficialmente ad aprile 2013, dalla fusione delle forze irachene e siriane sotto il comando di al-Baghdadi. Anche se militanti dell’ISI iracheno – Islamic State of Iraq – erano già attivi in Siria, non esisteva alcun progetto di stato islamico e alcun coordinamento ufficiale.
Nell’ipotesi che all’origine di tutto ci fossero davvero “pacifici dimostranti” sorprende la rapidità e la facilità con cui avrebbero accettato di imbracciare le armi, arrivando a uccidere premeditatamente e non per autodifesa. Stupisce anche la rapidità con cui si sono procurati le armi e hanno acquisito competenze tali da poter affrontare un esercito regolare.
(Molti degli episodi qui riportati sono segnalati in questo video di Syriana Analysis https://www.youtube.com/watch?v=8prwbWLa7f0)

Un pensiero riguardo “Cronologia (parziale) della guerra in Siria. PARTE II. LE “PROTESTE””